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Concerto di Shakuhachi - flauto tradizionale giapponese

 Tutti i brani eseguiti fanno parte del repertorio più tradizionale dello shakuhachi (honkyoku); risalgono alla prima metà del periodo Edo (1603-1868) e sono di autori ignoti (probabilmente hanno subito più rimaneggiamenti durante la loro trasmissione nel corso delle generazioni).
 
 Shika no tōne (Il richiamo del cervo). E' uno dei pochi brani del repertorio degli honkyoku più antichi che non abbia un tema esplicitamente religioso. Si dice infatti che il brano rappresenti il richiamo di un cervo che cerca la sua compagna nella foresta. All'inizio del brano i bramiti dei due animali risuonano lontani e isolati, ma a poco a poco essi si fanno più prossimi e incalzanti, fino a fondersi insieme nel crescendo finale. Si tratterebbe quindi di una celebrazione allegorica dell'amore tra marito e moglie.
 
 Oltre che nella versione solistica (in programma stasera) il brano viene spesso eseguito anche come duetto in cui due shakuhachi si rispondono in eco, interpretando i due animali.
 
 Tamuke (A mani giunte). L'atteggiamento di preghiera evocato dal titolo (che è comune a cristiani e buddhisti) indica qui la preghiera per l'anima di un defunto; il brano veniva infatti eseguito nei monasteri Fuke in occasione della morte di un monaco. Passando attraverso un sentimento di tristezza per il distacco, il brano vuole ispirare una meditazione della transitorietà delle cose di questo mondo e consolidare nella ricerca dei valori ultimi.
 
 Daha no kyoku (Melodia dell'infrangersi dell'onda). Il tempo veloce della melodia e il ritmo incalzante della respirazione vogliono rappresentare l'impegno incessante e la lotta che occorre sostenere nel percorso spirituale che porta all'illuminazione. Oltre che "frangersi dell'onda" il termine daha (scritto con diversi caratteri) significa anche "rompere, infrangere", con allusione alle difficoltà che occorre saper superare nel cammino di ascesi. L'atteggiamento del monaco è così paragonato al costante lavorìo dell'onda che si frange sulla riva e che abbatte ogni ostacolo posto sul suo cammino.
 
 San'an (Augurio per un felice parto). Il brano fa parte della letteratura religiosa dello strumento. Tradizionalmente veniva suonato dai monaci itineranti (komusō) nel corso di un rito che veniva effettuato per una donna incinta, al fine di assicurare un parto senza problemi e la salute del nuovo nato.
 
 Kokū (Vacuità). Assieme a Kyorei (La campana vuota) e Mukaiji (Mare nebbioso), è uno dei brani che vengono considerati le opere più antiche e più direttamente legate all'ispirazione religiosa della letteratura per shakuhachi, e che vengono complessivamente indicati con il nome di koden sankyoku ("i tre brani tramandati dall'antichità"); secondo la tradizione questi brani sarebbero stati composti dal monaco Kyochiku (XIII secolo), il fondatore del tempio Myōan di Kyoto che era il centro della scuola Fuke, utilizzando i suoni uditi durante un sogno.
 
 Il titolo stesso di questo brano richiama uno dei concetti di base di tutto il buddhismo (e sopratutto dello zen): tutto ciò che esiste è vuoto, cioè privo di essenza assoluta ed esistenza indipendente. Il brano vuole quindi ispirare nell'esecutore e nell'ascoltatore quella disposizione di calma contemplazione e comprensione dell'essenza ultima della realtà che costituiscono la base della cessazione dell'attaccamento ai mutevoli aspetti del mondo terreno e del raggiungimento dell'illuminazione.
 
 Tsuru no sugomori (La nidificazione delle gru). Anche questo è un brano di musica "a programma" non direttamente legato a contenuti religiosi. Secondo la tradizione esso vorrebbe descrivere le amorevoli cure di una coppia di gru (uccello considerato simbolo di longevità e di buon augurio) verso i propri piccoli, dalla deposizione delle uova al momento in cui i piccoli uccelli raggiungono l'indipendenza e abbandonano il nido. Il brano raggiunge il suo intento descrittivo con il ricorso a tecniche esecutive che richiedono una notevole maestria da parte dell'esecutore: figurazioni simili a trilli che rappresentano il battito delle ali, imitazione delle grida degli uccelli e della calma del volo. Il senso generale del brano è quindi quello di una celebrazione dell'amore tra genitori e figli; per questo motivo esso viene messo in parallelo con il brano Shika no tōne che esalta invece l'amore tra uomo e donna.
 
 Mario Carpino


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